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Narciso nelle colonie. Un altro viaggio in Etiopia / Di Vincenzo Latronico e Armin Linke. Un diario di viaggio sull’Etiopia, ma anche un viaggio nel tempo, un racconto antropologico, una storia sulle origini familiari, una ricerca etnografica, un reportage fotografico, un testo storico sul passato coloniale italiano. Tutto questo e niente di tutto ciò.

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Narciso nelle colonie. Un altro viaggio in Etiopia

di LaJetée in Recensioni

L’ultimo appuntamento di Scripta. L’Arte a parole, ciclo di presentazioni con autori e curatori di edizioni sulla critica d’arte contemporanea a cura di Pietro Gaglianò presso la libreria Brac ha ospitato la presentazione di Narciso nelle colonie. Un altro viaggio in Etiopia di Vincenzo Latronico e Armin Linke. Un libro particolare rispetto a quelli che lo hanno preceduto nella rassegna durante il corso dell’anno, ma che ci permette di viaggiare tramite le immagini di Armin Linke e la narrazione di Vincenzo Latronico.

Un diario di viaggio sull’Etiopia, ma anche un viaggio nel tempo, un racconto antropologico, una storia sulle origini familiari, una ricerca etnografica, un reportage fotografico, un testo storico sul passato coloniale italiano. Tutto questo e niente di tutto ciò.

Credo che chiunque si accinga a scrivere di un luogo ad esso sconosciuto o, più semplicemente si appresti ad affrontare un viaggio, nasconda dentro di sé, insieme all’eccitazione della scoperta, la paura dell’ignoto, come la difficoltà a trovare un equilibrio su ciò che ci hanno raccontato di quel luogo, che crediamo di sapere, che abbiamo letto e ciò che sarà la nostra esperienza effettiva nonché emotiva dello stesso. Oltre a queste paure se ne sommano molte altre, come quelle che l’autore, in un doppio inizio o falsa partenza, ci svela.

Essenzialmente viaggiare vuol dire osservare.

Il gesto di guardare non è mai neutro, puro, intatto è sempre contaminato da ciò che siamo, dai nostri metri di giudizio, da schemi mentali, dalla nostra cultura occidentale, evocando la paura di non trasmettere nulla di nuovo se non una cronaca di clichè, esotismi e leziosi tramonti, di cadere nello sguardo del neocolonialismo culturale e di fornire un’immagine statica. Tutti timori sensati.

Leggendo mi soffermo su questa affermazione: “Il tutto, nonostante la drammaticità un po’ forzata, rispetta il carattere essenziale del racconto di viaggio, il suo essere portatore sano di panorami”.

È proprio con in spalla queste paure, che si inizia un viaggio nel suo senso più autentico.

Narciso nelle colonie – Un altro viaggio in Etiopia. Questo è il primo volume della collana Quodlib et Humboldt. I due viaggiatori iniziano un percorso da Gibuti a Addis Abeba che in tre settimane, pattuendo una collaborazione al minimo possibile, li porterà a ripercorrere il tragitto dell’antica ferrovia che un antenato di Latronico aveva contribuito a costruire. Entrambi cercano qualcosa: uno le origini della propria famiglia, l’altro l’architettura internazionale portata in Etiopia dai coloni.

L’Italia ha cercato di rimuovere storicamente il proprio passato coloniale dell’impero fascista. Dal testo si evincono molte informazioni sulle tracce lasciate da un tale pesante passato, nonché i risvolti della modernizzazione, “dell’ansia da globalizzazione” e l’idea di progresso che ne è conseguita. L’ultimo capitolo, ”Un’appendice. Ethiopia Hoy!” ci narra la trama del romanzo ritrovato dalla nonna di Latronico permettendoci di fantasticare e allo stesso tempo di conoscere un’altra storia ancora, un racconto nel racconto, in una summa di dati storici e personali che rendono questo particolare “diario” di viaggio così speciale.

Dalla letteratura periegetica, ai racconti dei navigatori in terre lontane, ai grand tour ottocenteschi il racconto di viaggio ha sempre affascinato il grande pubblico. Alle origini del grande successo della fotografia, vi fu la sua capacità di raccontare i paesaggi, di descriverli e perciò, in un’epoca in cui i mezzi di trasporto non permettevano spostamenti veloci, nè di massa, di far viaggiare gli osservatori restando comodamente seduti sul proprio divano affiancandosi in modo didascalico ai racconti di viaggio, sconvolgendo il mondo occidentale con le prime immagini di terre inaudite come l’India, la Crimea o la Cina, alimentando l’esotismo, così tanto amato dai romantici dell’800, in cui i paesi lontani diventavano secondo un’ottica meramente occidentale, evocativi di una vita intensa e voluttuosa.

Che senso può avere raccontare o descrivere un viaggio in un’epoca e in un mondo saturo di immagini, informazioni, guide turistiche, in cui i rapidi mezzi di trasporto permettono di arrivare dall’Italia all’Africa in poche ore?

E’ necessario trovare una nuova via di fare viaggi e di narrarli.

“Narciso nelle colonie” ci fornisce un ibrido di storie, informazioni pratiche per il viaggiatore, esperienze soggettive, aneddoti affascinanti, nonché insieme alle trentuno foto a colori di Armin Linke, un profilo di Hailé Selassié e un interessante dizionarietto delle parole italiane rimaste nella lingua amarica.

“Ingannandoci” e affascinandoci ci coinvolge nella storia e ci permette di viaggiare e visualizzare la Sua Etiopia, in cui l’esperienza propria e il modo di guardarla diventano l’unica maniera utile e capace di trasmettere qualcosa e conferire un rinato senso alla letteratura di viaggio, in una riflessione consapevole di ciò che si sta cercando, dei dubbi che ne puntellano il percorso e di cosa non si è trovato, ma forse non era neanche così importante trovare.

Il viaggiatore/scrittore come Narciso che cerca se stesso e la sua identità nel proprio riflesso, e nella storia della propria famiglia, credendo di sapere già cosa vedrà nello specchio e che invece ne resta esso stesso colpito, ci trasmette tutto l’incanto di un amore impossibile e ci emoziona come di fronte ad un tramonto nel deserto.

Articolo di: Francesca Biagini
Fonte: I.OVO – Arte e Cultura Contemporanea

17 Ott 2013