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Hard Media. La Pornografia nelle Arti Visive, nel Cinema e nel Web / di Bruno Di Marino, Johan & Levi Editore, 2013. Analizzare la pornografia come categoria estetica e non solo come fenomeno sociale, ci pone di fronte ad una problematica storicizzata nel tempo, ma ancora ricca di interessanti spunti di riflessione.

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Hard Media. La Pornografia nelle Arti Visive, nel Cinema e nel Web

di LaJetée in Recensioni

La terza stagione di Scripta l’arte a parole, ciclo di presentazioni con autori e curatori di edizioni sulla critica d’arte contemporanea a cura di Pietro Gaglianò presso la libreria Brac di Firenze, si apre con il libro Hard Media. La pornografia nelle arti visive, nel cinema e nel web di Bruno Di Marino, Johan & Levi Editore, 2013.

Nella storia dell’arte si è soliti associare al concetto di bellezza (intesa in senso estetico) anche un alto valore morale. Le avanguardie del Novecento hanno scardinato questi postulati ponendo le basi per quella che è stata “la rottura dell’alleanza tra estetica e morale” – citando Arthur DantoThe Abuse of Beauty. Analizzare la pornografia come categoria estetica e non solo come fenomeno sociale, ci pone di fronte ad una problematica storicizzata nel tempo, ma ancora ricca di interessanti spunti di riflessione.

Il corpo, spesso al centro di pratiche artistiche, è un elemento che genera disagio nell’essere osservato, che può ancora essere veicolo di infrazione e violazione dello stesso e della nostra percezione. Bruno Di Marino traccia un excursus sull’osceno nell’arte contemporanea partendo da L’origine du monde  di  Gustave Courbet, tela che rimase per anni clandestina, celata da coloro che la possedevano, tra cui Jacques Lacan che la fece coprire mostrandola solo ad un selezionatissimo pubblico, perché capace di generare scandalo. Lo scandalo è  il “turbamento della coscienza collettiva provocato da una vicenda, da un atteggiamento o da un discorso che offende i principi morali correnti”, ed ecco che ci riconduciamo verso la chimera della morale. Nonostante la pornografia sia stata capace di abbattere determinati tabù e di farsi accogliere da un pubblico sempre più elevato che comprende anche un rilevante numero di donne,  continua a possedere una forte pulsione attrattiva per quanto riguarda le sue capacità trasgressive. Il porno, grazie a questa carica eversiva, ha contaminato molti altri settori, dall’arte, al cinema alla letteratura.

Negli anni ‘70 la pornografia è riuscita, da Deep Throat, a farsi portavoce di nuove correnti intellettuali rivoluzionarie, ponendosi come fenomeno di liberazione sessuale e contribuendo ad una nuova consapevolezza del corpo (proprio e non) e di conseguenza a riformulare anche standardizzati concetti di identità. Artiste di ogni tipo fin dagli anni ‘60 hanno scandagliato le coabitazioni dell’identità prelevando elementi complessi dall’immaginario pornografico, dissacrando e frammentando quello scomodo bagaglio semantico che è il nostro corpo, generatore di tensioni tra l’io e l’esterno, tra il privato e il pubblico, arrivando alla stessa auto-violazione. Si va assottigliando sempre di più la linea di demarcazione – peraltro mai stata molto netta – tra pornografia ed erotismo, e le ibridazioni tra video hard e video arte.

La pornografia negli ultimi decenni ha però visto man mano affievolire la propria carica rivoluzionaria e anticonformista a causa di un progressivo processo di assimilazione del porno nei linguaggi contemporanei e nella società, che, se da una parte ha determinato lo scioglimento delle ultime ineluttabili inibizioni, dall’altra ha prodotto nuove forme di conformismo consumista, di spettacolarizzazione dell’hard.

Il reality show, partendo da “Il grande fratello”, in qualche modo riproduce gli schemi della filmografia porno amatoriale, che, da un punto di vista economico ma anche sociale, ha logorato il mercato, influenzandone il dualismo di produzione e consumo (i film porno professionali imitano la messa in scena “fai da te”), riproponendo lo schema voyeuristico da peep show della telecamera/terzo incomodo, in bilico tra fiction e realtà che rappresenta l’era del pop porno. Il reality show diventa sintomatico del livello di consunzione di questo genere nel linguaggio contemporaneo, nella dimostrata bramosia che il pubblico dimostra nell’attendere che i concorrenti consumino all’interno della casa, che si nascondano dietro a filtri proprio nel luogo per antonomasia dove niente può essere nascosto, mostrando il nulla che il sesso è finito per diventare. Il mondo del web – e di Youporn in particolare – hanno rivoluzionato il cosmo della pornografia rendendo reali gli atti sessuali solo in relazione alla loro messa in scena nella realtà o nella finzione alla presenza dell’occhio acceso della registrazione.

Affascinate è il parallelismo che si propone tra il sesso, l’orgasmo , “la petit mort” e il cinema, “la morte al lavoro” secondo la definizione di Jean Cocteau, conducendoci verso un’acuta analisi di quella che potrebbe essere un effigie dei nostri tempi, un “memento mori/godi”.

Un buon numero di femministe ha spesso militato a gran voce contro la pornografia come deleteria per l’immaginario femminile, lesiva della dignità della donna, muovendosi in direzioni pro-censura. Come più volte “historia magistra vitae”, la censura non solo è deleteria per ciò che è più importante proteggere cioè la libertà di espressione e di pensiero, ma crea in realtà gli effetti opposti rispetto a quelli desiderati, diventando un paradosso difensivo piuttosto sterile.

Articolo di: Francesca Biagini
Fonte: I.OVO – Arte e Cultura Contemporanea

28 Ott 2013